Radon
Vedi le statistiche della sezione radon del SINRAD
Il radon, in assenza di eventi incidentali, rappresenta la principale fonte di esposizione alla radioattività per la popolazione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, attraverso l’International Agency for Research on Cancer (IARC) ha valutato la cancerogenicità del radon fin dal 1988 e lo ha inserito nel Gruppo 1 degli agenti cancerogeni per l’uomo. Stime consolidate da decenni a livello mondiale attribuiscono al radon la seconda causa di tumore polmonare dopo il fumo di tabacco con un rischio proporzionale alla concentrazione. Il radon è un gas radioattivo prodotto dal decadimento dell’uranio, presente naturalmente nei suoli e nelle rocce con concentrazioni diverse a seconda della loro composizione. Il radon emesso dai suoli, in maniera diversificata a seconda della geologia del territorio, è presente ovunque nell’aria che respiriamo ma, mentre all’aperto si disperde non raggiungendo elevate concentrazioni, nei luoghi chiusi (indoor - abitazioni, scuole, ambienti di lavoro, edifici in generale) si accumula raggiungendo, in alcuni casi, concentrazioni tali da comportare un rischio non trascurabile per la salute. Alcuni materiali da costruzione e l’acqua costituiscono sorgenti secondarie di radon. Ulteriori cause, quali le modalità di costruzione degli edifici, con particolare riferimento al contatto con il suolo, e le abitudini di vita degli occupanti, possono incidere sulla presenza di radon. L’insieme di questi fattori, tutti molto variabili, contribuisce a una distribuzione spaziale della concentrazione di radon indoor fortemente diversificata sul territorio, principalmente governata dalla geolitologia locale. Anche tra singoli edifici simili e vicini tra loro è possibile riscontrare un forte differenza della concentrazione di radon.
Il Decreto Legislativo del 31 luglio 2020 n. 101 e successive modifiche, di recepimento della Direttiva 2013/59/EURATOM del Consiglio europeo, ha introdotto importanti novità, anche per il radon, in materia di prevenzione e protezione dalle radiazioni ionizzanti, adeguando la normativa nazionale a quanto previsto in sede europea.
Per la prima volta nell’ambito della protezione dall’esposizione al radon vengono inclusi nella norma gli ambienti residenziali (abitazioni), inquadrati come situazioni di esposizione esistente al pari dei luoghi di lavoro. I livelli massimi di riferimento, in termini di valore medio annuo della concentrazione di attività di radon in aria, sono fissati pari a 300 Bq m-3 per i luoghi di lavoro e per le abitazioni esistenti, e a 200 Bq m-3 per le abitazioni costruite dopo il 31 dicembre 2024. Per i luoghi di lavoro è inoltre fissato un livello di riferimento in termini di dose efficace annua pari a 6 mSv.
Le disposizioni relative all’esposizione al radon nei luoghi di lavoro, si applicano nei luoghi di lavoro sotterranei, nei luoghi di lavoro semisotterranei o situati al piano terra all’interno delle aree prioritarie (in cui si stima che la concentrazione media annua di attività di radon in aria superi il livello di riferimento in un numero significativo di edifici), in specifiche tipologie di luoghi di lavoro identificate dal Piano nazionale d’azione per il radon, e negli stabilimenti termali.
In tali luoghi di lavoro l’esercente è tenuto ad effettuare la misurazione del radon avvalendosi di servizi di dosimetria riconosciuti e, nel caso si verifichi un superamento del suddetto livello di riferimento, a porre in essere delle misure correttive per ridurre la concentrazione al livello più basso ragionevolmente ottenibile. In tale ambito, il D.Lgs. n. 101/2020 e s.m.i. introduce per la prima volta la figura professionale dell’esperto in interventi di risanamento radon, il quale deve essere in possesso di specifici requisiti in materia. Qualora nonostante l’applicazione delle misure correttive la concentrazione di radon rimanga superiore al livello di riferimento, l’esercente deve effettuare la valutazione delle dosi efficaci annue avvalendosi dell’esperto di radioprotezione. Nel caso in cui i risultati delle valutazioni risultino superiori al livello di riferimento in termini di dose efficace pari a 6 mSv/anno l’esercente è tenuto ad applicare taluni provvedimenti previsti dal Titolo XI del D.Lgs. n. 101/2020 “Esposizione dei lavoratori”.
Il rinnovato quadro normativo ha previsto l’attuazione del Piano nazionale d’azione per il radon, nell’ambito del quale individuare le strategie, i criteri e le modalità di intervento per prevenire e ridurre i rischi di lungo termine dovuti all’esposizione al radon. Il Piano nazionale d'azione per il radon 2023-2032 è stato adottato con il DPCM 11 gennaio 2024, pubblicato nella GU n. 43 del 21.02.2024 - SO n. 10. L’ISIN ha garantito il proprio ruolo istituzionale nell’elaborazione e nell’adozione di tale Piano e contribuisce ad assicurarne l’attuazione anche attraverso il coordinamento delle attività previste.
Tra le funzioni che il nuovo decreto attribuisce a ISIN in materia di radon, vi sono quella della raccolta e registrazione dei dati prodotti a livello nazionale dalle Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente (ARPA/APPA) e dai servizi di dosimetria, all’interno della sezione RADON nel portale web SINRAD (Sistema Informativo Nazionale sulla Radioattività). L’ISIN svolge, inoltre, attività di monitoraggio e controllo del gas radon indoor attraverso proprie indagini di misura.
Negli anni ’90 l’ISIN, allora ENEA-DISP, e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), in collaborazione con gli assessorati regionali alla sanità e con i Centri di Riferimento Regionali per il Controllo della Radioattività Ambientale, oggi confluiti nelle ARPA/APPA, hanno svolto un’indagine nazionale sulla concentrazione di radon in circa 5.000 abitazioni, dalla quale è stata stimata la concentrazione media nazionale di radon pari a 70 Bq m-3, valore superiore alla media europea pari a circa 55 Bq m-3 e a quella mondiale pari a circa 40 Bq m-3. Le concentrazioni medie misurate dalle Regioni e dalle Province autonome hanno mostrato valori che oscillano da circa 25 Bq m-3 a circa 120 Bq m-3. A livello nazionale si stima che in circa il 2% delle abitazioni la concentrazione media annuale di radon sia superiore a 300 Bq m-3.
Risultati dell'indagine nazionale sulla concentrazione di radon nelle abitazioni (1989-1998).

Le stime delle concentrazioni medie di radon nelle Regioni e Province autonome e il valore medio stimato per l’Italia dall’indagine degli anni ’90 rappresentano tuttora un riferimento nazionale. Sono state successivamente svolte, oltre che dall’ISIN, dalle Regioni, tramite le ARPA/APPA, molte altre indagini, non solo nelle abitazioni, ma anche nelle scuole e nei luoghi di lavoro, effettuando decine di migliaia di misurazioni della concentrazione media annuale di radon. Prendendo a riferimento le abitazioni, va tuttavia precisato che la percentuale di abitazioni misurate risulta piuttosto esigua rispetto al totale delle abitazioni presenti sul territorio nazionale.
Le indagini regionali sono state svolte utilizzando metodi e criteri differenti che, pur se validi ai fini della classificazione delle aree territoriali, rendono complicato un confronto diretto. Al fine di intraprendere un processo di armonizzazione dei dati a livello nazionale, anche con l’obiettivo di rappresentare in un modo più omogeneo tra le Regioni e Province autonome la variabilità spaziale della concentrazione di radon e di rendere fruibile l’informazione, l’ISIN ha avviato una raccolta delle stime delle concentrazioni medie di radon nei Comuni italiani elaborate dalle ARPA/APPA e dall’ISIN stesso.
Dalle informazioni pervenute fino al 2019 i dati sulle concentrazioni medie di radon risultano disponibili per 4.241 Comuni, con una copertura territoriale corrispondente al 53% dei Comuni italiani, ma risultano frammentarie e maggiormente concentrate nelle Regioni dell’Italia settentrionale e centrale. Inoltre, il loro esame mostra talune differenze nelle modalità di esecuzione delle indagini di misura del radon essenzialmente riconducibili a due principali tipi di approcci nell’effettuazione delle misurazioni nelle abitazioni: il primo per quelle situate esclusivamente o prevalentemente al piano terra; il secondo per quelle situate a piani diversi. Le stime delle concentrazioni medie comunali ottenute da misurazioni effettuate esclusivamente o prevalentemente al piano terra riguardano oltre l’80% dei Comuni oggetto di valutazione e oltre il 40% di tutti Comuni italiani. Sulla base di tali informazioni relative all’intervallo temporale dal 1989 al 2019, ISIN ha elaborato una carta tematica delle concentrazioni medie comunali di radon. I valori riportati nella carta tematica vanno consultati tenendo conto delle informazioni restituite dall’interrogazione spaziale delle unità comunali relativamente al tipo di dati utilizzati o di stime effettuate. È importante inoltre ricordare che l'elevata variabilità della concentrazione di radon tra le diverse abitazioni, anche di uno stesso Comune, non consente di utilizzare il valore della media comunale come indicatore affidabile del valore della concentrazione di radon in una specifica abitazione situata nello stesso Comune. L’unico modo per avere una stima affidabile della concentrazione di radon in una specifica abitazione è quello di effettuare una misura diretta, che costa indicativamente, esclusi eventuali sopralluoghi, alcune decine di euro.

Ulteriori attività di raccolta e comunicazione dei dati radon effettuate dall’ISIN sono quelle svolte come punto di contatto per l’Italia nell’ambito del progetto European Atlas of Natural Radiation – European Indoor Radon Map, dove l’Ispettorato assicura il supporto alla Commissione Europea per l’elaborazione delle statistiche spaziali dei dati richieste dal Joint Research Centre, finalizzate alla realizzazione e al continuo aggiornamento della mappa dei livelli di radon armonizzati a livello europeo.
Ulteriori approfondimenti in tema di radon sono contenuti nel capitolo dedicato all’interno del Rapporto ISIN La Sorveglianza della radioattività ambientale in Italia 2020.